
Continua la nostra rassegna di phishing e truffe via email raccolte direttamente dalla casella storica di Docline. Questa volta analizziamo un classico intramontabile del cybercrime: la truffa “eredità/deposito bancario”, qui rivestita con l’aggiunta di un finto “Pastore” e una carta bancomat da 450.000 dollari USA. Il meccanismo è vecchio quanto internet, ma continua a mietere vittime perché fa leva su curiosità, avidità e — nella variante odierna — anche su un vago senso di complicità (“il segreto che condividevamo”).
Come si presenta il messaggio
La mail arriva da un mittente che si finge una persona già “conosciuta” in una presunta comunicazione precedente (in realtà mai avvenuta), riguardo un fantomatico deposito bancario appartenuto a un defunto straniero. Il testo racconta che l’operazione di trasferimento fondi sarebbe finalmente andata a buon fine grazie a un “nuovo partner”, e che il destinatario avrebbe diritto a un compenso per il suo presunto aiuto passato: in questo caso 450.000 dollari USA, già caricati su una carta bancomat VISA a suo nome.
Per ritirare la fantomatica carta, la vittima viene invitata a contattare un secondo personaggio, presentato come un religioso (“Pastore”), tramite un indirizzo email gratuito (Gmail). Questo secondo contatto è il vero “chiudi-truffa”: è lui che, nei passaggi successivi, chiederà i primi pagamenti.
Gli elementi che tradiscono la truffa
- Nessun rapporto pregresso reale. Il messaggio fa riferimento a una collaborazione o comunicazione mai avvenuta, contando sul fatto che il destinatario non ricordi con certezza (tecnica psicologica nota come “false familiarity”).
- Somma enorme e immotivata. Nessuna banca, ente o privato regala centinaia di migliaia di dollari via email a sconosciuti.
- Un secondo intermediario “religioso”. L’uso di un titolo come “Pastore” serve a ispirare fiducia e rispettabilità morale, un classico “social engineering” su base valoriale.
- Indirizzo email gratuito e generico (Gmail) invece di un dominio istituzionale o bancario verificabile.
- Linguaggio enfatico e a tratti criptico (“chi custodisce i segreti, custodisce la vita”), costruito per creare un falso senso di intimità e urgenza emotiva.
- Nessun dato verificabile: non vengono forniti riferimenti bancari reali, numeri di pratica, documenti ufficiali o modalità di verifica indipendente.
Cosa succede se si risponde
Rispondere, anche solo per curiosità o per “vedere cosa chiedono”, ha conseguenze concrete:
- Richieste di pagamento a scaglioni. Il “Pastore” o incaricato di turno chiederà piccole somme per “spese di attivazione”, “tasse doganali”, “commissioni di sblocco” o “spese notarili” della carta. Ogni pagamento genera una nuova richiesta, in un ciclo che non si esaurisce mai.
- Raccolta di dati personali sensibili. Verranno richiesti documenti d’identità, indirizzo, coordinate bancarie: materiale utile per furto d’identità o riciclaggio a insaputa della vittima.
- Coinvolgimento in reati di riciclaggio. In alcune varianti, alla vittima viene chiesto di ricevere e poi “girare” somme di denaro: un meccanismo che la trasforma, spesso inconsapevolmente, in un “money mule” (corriere di denaro sporco), con conseguenze penali dirette.
- Pressione psicologica crescente. Toni religiosi, allusioni a “segreti condivisi” e richiami affettivi (“un caro saluto a voi e alla vostra famiglia”) servono a mantenere la vittima emotivamente legata e a scoraggiare un ripensamento razionale.
- Nessun recupero possibile. Il denaro versato non viene mai restituito; l’identità dei truffatori è quasi sempre irrintracciabile (email usa e getta, conti intestati a prestanome, spesso operanti da giurisdizioni estere).
FARE / NON FARE
| ✅ FARE | ❌ NON FARE |
|---|---|
| Cancellare o segnalare come spam il messaggio senza rispondere | Rispondere “per curiosità” al mittente |
| Verificare sempre in autonomia tramite canali ufficiali eventuali comunicazioni bancarie | Contattare il referente indicato nella mail (es. “Pastore”) |
| Conservare l’email come prova, se si desidera segnalarla alla Polizia Postale | Fornire documenti d’identità o coordinate bancarie |
| Informare colleghi/familiari meno esperti su questo tipo di truffa | Effettuare qualsiasi pagamento, anche minimo, per “sbloccare” fondi |
| Segnalare il messaggio al provider email (Gmail/Google) come phishing/truffa | Condividere il messaggio pensando sia un’opportunità legittima |
Perché queste truffe funzionano ancora
Le truffe “advance-fee fraud” (note anche come “truffa alla nigeriana” o “419 scam”, dal codice del reato nel diritto nigeriano) esistono da decenni proprio perché costano quasi nulla da inviare: bastano poche vittime su migliaia di destinatari per rendere l’operazione redditizia. L’aggiunta di elementi religiosi, riferimenti a “segreti” condivisi o presunte collaborazioni passate è una tecnica di ingegneria sociale pensata per abbassare le difese razionali della vittima, facendo leva su fiducia, senso di colpa o desiderio di far parte di una storia “speciale”.
La regola resta sempre la stessa: nessuno regala centinaia di migliaia di dollari via email, e qualsiasi comunicazione che lo lascia intendere va trattata come tentativo di frode.
Hai ricevuto un’email sospetta simile a questa? Segnalala alla Polizia Postale (commissariatodips.it) e condividila con il tuo IT di fiducia prima di rispondere a qualsiasi mittente sconosciuto.