Come funziona il DNS: Risoluzione dei nomi interni ed esterni e il processo di Propagazione

Il DNS (Domain Name System) è uno dei pilastri fondamentali di Internet. Senza di esso, invece di scrivere google.com dovremmo ricordare e digitare indirizzi IP come 142.250.190.78. Ma il DNS non serve solo per i siti web pubblici: ha un ruolo importante anche nelle reti private.

1. Cos’è il DNS e come funziona in generale

Il DNS è un sistema distribuito di database gerarchico che traduce i nomi di dominio (es. www.example.com) in indirizzi IP (es. 192.0.2.1) e viceversa.

Il processo di risoluzione avviene attraverso diversi tipi di server:

  • Resolver (solitamente del tuo ISP o 8.8.8.8 di Google)
  • Root Server
  • TLD Server (.com, .it, .net ecc.)
  • Authoritative Name Server (il server che “possiede” il dominio)

2. Risoluzione dei nomi Esterni (Public DNS)

Questa è la risoluzione classica che usiamo tutti i giorni:

  1. Digiti www.example.com nel browser.
  2. Il resolver contatta i Root Server → TLD Server → Name Server autoritativo del dominio.
  3. Il Name Server risponde con il record A (IPv4) o AAAA (IPv6).
  4. Il browser si connette all’indirizzo IP ricevuto.

Record DNS più importanti:

  • A / AAAA: indirizzo IP
  • CNAME: alias (puntamento a un altro dominio)
  • MX: server di posta
  • TXT: verifiche (SPF, DKIM, ecc.)
  • NS: name server delegati
  • PTR: reverse DNS (IP → nome)

I record esterni sono pubblici e vengono propagati su tutto il mondo.

3. Risoluzione dei nomi Interni (Private DNS / Split DNS)

Nelle aziende è molto comune avere una risoluzione diversa per gli stessi nomi a seconda che ci si trovi dentro o fuori dalla rete aziendale.

Esempi comuni:

  • intranet.azienda.local → solo visibile nella rete interna
  • crm.azienda.com → dall’interno punta al server privato (192.168.10.45)
  • crm.azienda.com → dall’esterno punta al server pubblico o al reverse proxy

Questa configurazione si chiama Split DNS o Split Horizon DNS.

Come si realizza:

  • Server DNS interno (Windows Active Directory, BIND, Unbound, PowerDNS, ecc.)
  • Zone Forward o Stub Zone
  • View in BIND (configurazione che risponde in modo diverso in base all’IP del client)
  • Regole sul firewall o sul resolver dei client

4. La Propagazione DNS (TTL e Cache)

La propagazione è il tempo che passa tra quando modifichi un record DNS e quando tutti i resolver del mondo lo vedono aggiornato.

Fattori che influenzano la propagazione:

  • TTL (Time To Live): è il valore (in secondi) che indica per quanto tempo un resolver può tenere in cache quel record.
    • TTL basso (es. 300 secondi = 5 minuti) → propagazione più veloce
    • TTL alto (es. 86400 = 24 ore) → propagazione più lenta ma minor carico sui server
  • Cache dei resolver (ISP, Google, Cloudflare, ecc.)
  • Cache locali dei sistemi operativi e browser

Esempio pratico: Se imposti un TTL di 3600 (1 ora) e modifichi il record A, alcuni resolver potrebbero continuare a vedere il vecchio IP fino a un massimo di 1 ora.

Best Practice per cambiamenti importanti (migrazione server, cambio IP, ecc.):

  1. Abbassa il TTL a 300-600 secondi 24-48 ore prima della modifica.
  2. Effettua la modifica.
  3. Aspetta che il TTL vecchio scada.
  4. Rimetti il TTL alto.

5. Strumenti utili per verificare

  • nslookup / dig
  • https://dns.google
  • https://www.whatsmydns.net (mostra la propagazione mondiale)
  • https://mxtoolbox.com

Comando utile:

Bash

dig www.example.com
dig +short example.com
nslookup intranet.azienda.local 192.168.1.10

Conclusione

Il DNS è semplice nel concetto ma complesso nella gestione reale. Distinguere tra risoluzione esterna (pubblica) e interna (Split DNS) è fondamentale per sicurezza, prestazioni e flessibilità nelle reti aziendali. Capire il meccanismo della propagazione e il ruolo del TTL aiuta a evitare downtime durante le migrazioni o i cambiamenti infrastrutturali.

Banner sedo.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *