
Quando lo spam diventa grottesco: l’assurdità dei finti solleciti di pagamento
Negli ultimi anni, e in particolare negli ultimi mesi, stiamo assistendo a una vera e propria inflazione di email fraudolente che simulano solleciti di pagamento da parte di provider noti. Tra i nomi più abusati c’è Aruba, brand ampiamente riconosciuto nel panorama italiano del web hosting e dei servizi digitali.
Il problema non è solo la presenza dello spam — ormai endemica — ma il livello sempre più basso di credibilità di questi tentativi, che rasenta l’assurdo.
Il copione è sempre lo stesso
Lo schema della truffa è ripetitivo e facilmente riconoscibile:
- Oggetto allarmistico (“Fattura non pagata”, “Servizi sospesi”, “Rinnovo rifiutato”)
- Mittente apparentemente plausibile ma estraneo al dominio ufficiale
- Importo irrisorio (5,99 €, 7,49 €, 9,90 €)
- Invito urgente a cliccare su un link per “regolarizzare la posizione”
- Minaccia di sospensione imminente dei servizi
Il tutto condito da un layout che tenta di imitare quello del provider reale, ma che non regge a un’analisi di pochi secondi.
Importi inventati e listini inesistenti
Uno degli elementi più grotteschi di queste email è l’importo richiesto.
Aruba — come qualunque altro provider strutturato — non ha a listino rinnovi da 5,99 € per servizi critici.
Chiunque abbia anche solo una minima familiarità con hosting, PEC, domini o servizi cloud sa che:
- I costi sono chiari, tracciabili e documentati
- Le fatture sono consultabili dall’area clienti
- I rinnovi non avvengono “a tentativi” tramite addebiti bancari casuali
L’idea che un provider serio “provi più volte ad addebitare” una cifra arbitraria e poi mandi un link via email è semplicemente ridicola.
Mittenti sempre diversi, stesso inganno
Altro segnale inequivocabile:
le email arrivano da domini completamente scollegati dal provider reale, spesso:
- Aziende estere
- Domini compromessi
- Caselle generiche create ad hoc
Il mittente cambia continuamente, ma il contenuto resta identico. Questo dimostra che non si tratta di un errore o di una comunicazione ambigua, bensì di campagne di phishing industrializzate, inviate a tappeto.
Perché continuano a provarci?
La domanda sorge spontanea: se queste truffe sono così evidenti, perché continuano?
La risposta è semplice e inquietante:
perché funzionano comunque.
Basta una percentuale minima di utenti distratti, poco esperti o semplicemente stanchi di ricevere decine di comunicazioni, e il modello resta redditizio.
Il phishing moderno non punta più alla qualità, ma alla quantità.
Cosa fare (e cosa non fare)
Davanti a email di questo tipo:
Da fare
- Eliminare il messaggio
- Segnalarlo come phishing/spam
- Verificare eventuali servizi solo dall’area clienti ufficiale
Da non fare
- Cliccare link
- Inserire credenziali
- Inserire dati di pagamento
- Rispondere al messaggio
Un provider serio non gestisce pagamenti critici via link email generici.
Conclusione
Queste email non sono solo tentativi di truffa: sono il sintomo di un ecosistema digitale in cui lo spam è diventato talmente pervasivo da risultare quasi caricaturale.
Eppure, proprio perché sono banali, restano pericolose.
La vera difesa non è solo tecnica, ma culturale:
conoscere i propri fornitori, i loro listini, le loro modalità operative.
Quando un’email pretende urgenza, pochi euro e azioni immediate, la risposta migliore è sempre la stessa: cancellare senza esitazione.